Anne ed Otto e la loro nuova vita

Anna Frank
06 Giu 2017

‘…e cerco un mezzo per diventare come vorrei essere e come potrei essere se…non ci fossero altri uomini al mondo.’  Anne Frank.

di Alice Patimo

Il 15 Aprile 1945 le truppe britanniche liberarono il campo di concentramento di Bergen-Belsen e pochi giorni dopo Anne Frank potè finalmente intraprendere il viaggio di ritorno verso Amsterdam. Al suo rientro trova il padre, Otto, anch’egli sopravvissuto al terribile genocidio, il quale era venuto a conoscenza, durante il suo viaggio di ritorno, della morte della moglie Edith e della primogenita Margot.

Anne ed Otto si incontrano nella vecchia ditta Pectacon del padre,entrambi accolti da Miep la storica aiutante di Otto.

I giorni successivi furono difficili da superare ed Anne ed Otto decisero di adoperarsi per ricrearsi una vita, quella che forse l’intera comunità ebrea avrebbe voluto costruirsi. L’inizio che segnò la nuova vita di Anne fu proprio il 30 aprile 1945, giorno in cui tutti gli Ebrei, riuniti in Piazza Dam, si ritrovarono per festeggiare la morte dell’uomo che aveva stroncato milioni di vite: il Furer Adolf Hitler.

Le settimane, i mesi, le stagioni passavano ed Anne continuava a portare avanti il suo sogno di sempre, quello di intraprendere la carriera di scrittrice. Un incontro casuale con lo scrittore olandese Leo Vroman, per il quale nutriva profonda ammirazione e con il quale strinse una profonda amicizia, la portò a frequentare corsi di letteratura e scrittura presso la più prestigiosa scuola di lettere e filosofia di quell’epoca di Amsterdam. Lì incontra la sua vecchia compagna di avventure Hanneli Goslar, con la quale aveva perso contatti durante la prigionia. Insieme fondano un caffè letterario, dove l’intelligentia borghese di quell’epoca trascorreva i pomeriggi sorseggiando del buon thè preparato da Hanneli e leggeva i libri scritti da Anne e i suoi amici scrittori. Nel frattempo anche il padre di Anne, Otto Frank, insegue il suo sogno: ricostituisce, assieme alla sua fidata Miep, il magazzino “Opekta” ridando vita allo storico laboratorio di produzione e, allo stesso tempo, riconsegnando l’identità ad una famiglia, alle persone, ad una comunità.

Nel 1947 circa, Anne conclude finalmente i suoi studi e Otto partecipa a molteplici manifestazioni finalizzate a sponsorizzare e presentare il prodotto della ditta Pectacon. Così in poco tempo diventa un rinomato e intraprendente imprenditore dell’Olanda dando lavoro a tutti i superstiti ebrei,suoi ex compagni di baracca. Infatti,gli viene riconosciuto il titolo di ‘Cavaliere del Lavoro’.

Nel 1950 si candida alle Elezioni Presidenziali e con un ampio consenso si conquista lo scanno presidenziale. L’impegno politico inequivocabile di Otto lo porta ad insediare un Governo, legittimo, antidiscriminatorio e di coesione sociale, teso alla costruzione di edifici contro le discriminazioni razziali. Fu così che il nuovo Presidente Otto Frank immaginò, trasformò e costruì una città e comunità resiliente, quella che Edith e Margot avevano da sempre desiderato.

‘Chiunque è felice,renderà felice anche gli altri.’  Anne Frank.

Il fatto che la comunità sia sempre presente ci fa sentire sicuri. Non è qualcosa di fluido, di liquido. Non ci abbandona mai; ogniqualvolta abbiamo bisogno di fare riferimento al luogo a cui apparteniamo, essa è sempre lì ad aspettarci e questo ci dà conforto Zygmunt Bauman

 

LA RECENSIONE  di Gheti Valente, docente e presidente di Puglia Legge

Il racconto della giovanissima Alice Patimo, si legge tutto d’un fiato perché è un inno alla vita, perché è fresco e genuino, perché lancia un messaggio importante in una società che sembra lasciarsi andare sempre di più: si può risalire la china.

Alice riporta in vita Anna Frank, simbolo di una schiera di sommersi, utilizzando la scrittura, così come aveva fatto la stessa Anna, fra le mura del suo rifugio, per continuare a sognare, a credere nella bellezza della vita, oltre ogni trauma.

Anna nel suo diario racconta le sue ansie di ragazzina, le sue paure, ma anche le sue speranze, la sua capacità resiliente.

Alice nel suo racconto coglie tutto questo, dà voce a quello che poteva essere, ad un racconto che non c’è, ma ora c’è; la bellezza e l’importanza della vita vanno avanti, si ricomincia in modo diverso: ecco la capacità resiliente.

Alice Patimo, giovane studentessa di terza media, con una forma linguistica efficace e scorrevole, ricca di particolari storici e citazioni pertinenti, offre con questo suo racconto un messaggio di grande valore: la forza e il coraggio della nostra vita interiore.

 

LA RECENSIONE di Alessandra RicciardelliAdjunct Professor in Public Management and Policies, Faculty of Economics, University LUM Jean Monnet

Conosciamo tutti Anna: è una ragazzina ebrea che durante la Seconda Guerra Mondiale è costretta a nascondersi per sfuggire ai nazisti. Insieme ad altri sette compagni vive in clandestinità nella casa sul retro in Prinsengracht 263 ad Amsterdam.

Dopo più di due anni, questi clandestini vengono scoperti e deportati nei campi di concentramento.

Ma in questo racconto che non c’è, dove si prende spunto da fatti realmente accaduti, Anna non muore ma le viene data una vita. Una vita che sarebbe stata o che sarebbe potuta essere per Anna.

Non è solo il padre di Anna, Otto Frank, a sopravvivere, ma anche Anna.

E’ proprio il diario che Anna ha scritto durante il periodo trascorso in clandestinità che diventa il faro luminoso in tanta tragicità: la speranza con cui si guarda al futuro. Ed è così che Anna rivive, e sulla drammaticità e tragicità del suo vissuto, vive con profonda sensibilità il suo presente con la sua capacità di rimanere in piedi, resistendo, integrando e costruendo il suo futuro e quello della sua comunità.

È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo”….sono le parole di Anna, scritte sul Diario che hanno ispirato questo racconto.

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redazione cittadeibimbi.it

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