Frizz e la nuvoletta (di Vittorio Stagnani)

Frizz e la nuvoletta (di Vittorio Stagnani)
21 Apr 2016

di Vittorio Stagnani

Frizz sarebbe  una marionetta sfortunata se  in suo aiuto non fosse intervenuto un fenomeno inaspettato.

Frizz raffigura un bimbetto con un cappellino da marinaio e vestito di panni rattoppati. E’ quindi un maschietto con tanta voglia di far valere le sue doti recitative. Ha capelli lisci con una frangetta sulla fronte, un visetto tutto lentiggini, un nasino a ciliegina sul quale posano occhialini tondi, la bocca sempre atteggiata al sorriso e alla canzonatura. Però un giorno un maldestro movimento del burattinaio provocò a Frizz una rovinosa caduta e le gambe gli si spezzarono.

Bastiano, questo il nome del burattinaio, lo mise da parte con l’intenzione di ripararlo al più presto.

“Piace così tanto ai bambini che non posso proprio farne a meno” si disse.

E Frizz era davvero il pupillo dei piccoli spettatori del teatrino ambulante “Gran Baruffa”, finché non precipitò a terra.

Certo che piaceva ai bambini Frizz, con il suo parlare schietto, il suo sognare grandi avventure  e il suo imbestialirsi quando si faceva del male agli animali o alla natura in genere. Frizz era anche capace di canzonare gli adulti, specialmente quando dimostravano di non capire i bambini. Frizz, infine, sapeva  cantare; persino motivi reggae.

I  suoi vestitini  rattoppati  davano, di primo acchito, l’impressione di tristi condizioni di vita, ma appena apriva bocca ecco le risate dei bambini che, per di più, si identificavano in quell’abbigliamento bizzarro.

“Frizz, Frizz sempre Frizz”, si lamentavano le altre marionette per tanto tifo del pubblico di bambini. Se lo sarebbero tolto volentieri dattorno. E il fato fu dalla loro parte,  perché Frizz  si spezzò,  le gambucce  e, nonostante la buona volontà di Bastiano di ripararlo, ora una cosa, ora un’altra, ora un viaggio, insomma rimandava sempre.

Neppure la contestazione di tanti bambini che a gran voce urlavano: “Frizz, vogliamo Frizz” lo spinse a darsi da fare. “Domani, domani lo sistemo”, borbottava ”. E invece niente!  Del resto gli affari andavano bene e presto anche l’affezionato pubblico, dimenticò Frizz.

Buttato sul fondo di una cassetta, assieme a pezzi  di altre marionette, era coperto di polvere e di tristezza. Nonostante questo, manteneva viva la propria attenzione per non perdere l’allenamento; seguiva le voci degli spettacoli e si consolava dicendosi: “Tutti siamo utili nessuno è indispensabile”.

Quanto gli dispiaceva non dialogare più con i bambini; quanto gli dispiaceva sentirsi poco amato dalle altre marionette. Solo Mafalda, bionda, bella, la prima donna del “Gran Baruffa”, di tanto in tanto gli mandava un saluto, un incoraggiamento: “Resisti, vedrai che tornerai a recitare e cantare”.

Il tempo passava e Frizz perdeva la speranza di tornare come prima. Un giorno sentì un morso sotto il nasino e, con orrore, scoprì che un tarlo si stava scavando la tana. Allora cominciò a piangere per la sua vita sventurata. Sperò di sentire Mafalda per avere un  po’ di solidarietà, ma era impegnata nella recita della Fata Tuttofare. Prima anche Frizz aveva una parte importante in quella recita. Interveniva per gridare ai bambini  che se fossero stati più attenti durante le spiegazioni dei maestri, avrebbero avuto meno da studiare a casa. Poi ballava e cantava un motivo in voga e  i piccoli spettatori applaudivano e gridavano: “ Frizz sei grande!”

Un giorno Frizz ebbe l’impressione che stessero finendo i giorni tristi. Bastiano lo tolse dalla cassetta e sembrava intenzionato a mettere  mano agli attrezzi ma…niente. Borbottò invece: “Caro amico, sei stato rimpiazzato. E sei così malridotto che ti devo buttare via, devo fare pulizia”.

Prese Frizz assieme ai pezzi di altre altrettanto sfortunate marionette  e stava per mettere tutto  nel  fuoco, quando uno squillo di telefono distrasse Bastiano.

Frizz tirò un sospiro di sollievo, ma, sentendo molto vicino il calore della fiamma, aveva sempre il cuore in gola .

Come capita a chi sta vivendo gli ultimi istanti di vita, Frizz vide la sua scorrergli davanti sin da quando Bastiano lo aveva creato forse in un momento di ispirazione molto positiva. Lo fece, infatti, divertente, strafottente, vivace e con tutte le caratteristiche dei futuri piccoli spettatori. Bambini che si sarebbero identificati in Frizz per i capricci, le dolcezze, le marachelle, le domande a raffica ai genitori.

Perché questo, perché quell’altro? Sono più veloci i cavalli o i leopardi?  Come si sono formati i sassi? Perché mi avete chiamato Pierino e non Pasquale? Perché, perché…

Ricordava Frizz di quando aveva visto Bastiano mettergli le braccia, le gambe e poi vestirlo con quell’abitino a toppe.

La  telefonata durava ancora, il fuoco rinvigorì per un’improvvisa brezza.

Le speranze di Frizz di salvarsi s’andavano affievolendo. Si ricordò di quando Bastiano gli appose il  naso, gli occhialini e poi gli dipinse la frangetta sulla fronte. E come dimenticare di quando per la prima volta  recitò e cantò per tanti bambini che lo guardavano con il nasino all’insù… E gli applausi, oh che gioia gli applausi…

La telefonata finì. Bastiano si avvicinò a  Frizz e ai pezzi delle altre marionette per metterle sul fuoco.

In quel momento, però, passò sullo scenario una nuvoletta, l’unica  nel vasto cielo. Si lasciava portare  dalla brezza e fischiettava lieta per la giornata splendida. Aveva lasciato le sorelle più grandi a scatenare piogge su al Nord. Era fatta così quella nuvoletta, un po’ anarchica e con tanto buon cuore.

D’un tratto innanzi  ai suoi occhi apparve una scena a dir poco sciagurata. Vide una marionetta senza gambe che un omaccione stava mettendo al fuoco. Il suo cuore palpitò. “Come è possibile tanta crudeltà”, si disse. “Una marionetta è una marionetta, cioè un oggetto  parlante, danzante, petulante forse, talora dolce e talora cattiva. Insomma è un simbolo importante per tutti ed ora quel tipaccio laggiù la sta ardendo.” S’incupì e stabilì: “Ora lo sistemo io!”

Detto e fatto, la nuvoletta si abbassò sulla pira e scaricò tutta l’acqua che aveva in corpo spegnendo le fiamme. Bastiano, inzuppato da capo a piedi,  si guardò attorno più che mai stupito per quella pioggia a ciel sereno. La nuvoletta bagnò anche Frizz, i cui abitini a toppe, gli occhi, il nasino divennero così splendenti che fecero dire a Bastiano: “Frizz, ma sei una meraviglia! Guarda che colori! E pensare che ti stavo bruciando. Niente affatto! Adesso ti  faccio un bel paio di gambe nuove e ti ributto nel turbinio del palcoscenico”.

Il tarlo che s’era rintanato nel naso di Frizz, colpito anche lui dall’improvviso acquazzone, temendo di morire affogato, fuggì spaventato.

Il giorno del ritorno in scena, a Frizz, fu dedicata  una speciale locandina e Mafalda e le altre marionette, gli fecero gran festa.

Finalmente, con  l’aprirsi del sipario, Frizz  rivide tanti bambini festanti e lui recitò e cantò come mai aveva fatto prima.

Lassù nel  cielo, ad osservarlo, c’era una nuvoletta birichina e di buon cuore.

Alla fine dello spettacolo Frizz le fece un inchino e le mandò un bacio.

 

 

 

 

 

 

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redazione cittadeibimbi.it

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