La casa di Elena – Elena De Cillis

13 Mar 2016

Ci sono libri che narrano di storie fantastiche, così belle da rimanere nel nostro cuore per sempre ma, qualche volta, la realtà supera la fantasia e ci sorprende. A volte quello che ci capita sembra non avere un senso, ma poi …. tutto trova un nuovo ordine. Questo accade ad Elena, una bimba di appena 11 anni che vive in una cittadina del sud Italia e che improvvisamente si scontra con uno di quei problemi che spaventano anche i grandi ……… Elena guardò fuori dalla finestra e vide suo padre sistemare qualcosa nel portabagagli della loro auto. Il giorno della partenza era vicino; una nuova città li aspettava. Elena non avrebbe voluto, ma sapeva che era necessario per il bene della sua famiglia. Il suo papà aveva trovato un altro lavoro, un’ occasione da non perdere -diceva. Tanti pensieri affollavano la sua mente. Avrebbe perso i compagni di scuola, gli insegnanti, la sua casa. Pensava in modo particolare alla sua amica Monica; con lei aveva condiviso i giochi ma anche le prime difficoltà. Sentirsi al telefono o per sms non sarebbe stata la stessa cosa. Elena cercava di sembrare tranquilla agli occhi dei suoi genitori, amici e conoscenti, ma quando rimaneva sola scoppiava in lacrime; aveva tanta paura. Per non parlare poi dello sport. Elena amava nuotare e si allenava tutti i giorni con la sua squadra ormai da diversi anni; era legata a tutti loro, aveva bisogno di vedere i loro sorrisi, i loro volti ogni giorno, insomma erano diventate delle persone importanti nella sua vita. E poi c’era lei, la sua insegnante, sempre attenta e brava; ogni giorno trasmetteva ai suoi bambini amore, fantasia e soprattutto la voglia di imparare. Nel cuore della piccola Elena lasciava impresso un segno profondo. Con lei, Elena e i suoi compagni avevano costruito piano per piano quello che erano diventati; tutti insieme avevano affrontato difficoltà, avventure e coltivato speranze. Perdere tutto così da un giorno all’altro non le sembrava possibile e quando aveva provato a parlarne con qualcuno, un nodo di pianto le aveva stretto la gola ed era rimasta in silenzio. Elena aveva bisogno di confidare le sue paure, allora decise di scrivere il suo diario, che ancora una volta l’avrebbe accompagnata …………… “Ciao caro diario, oggi vorrei raccontarti quello che mi sta accadendo e io non so cosa fare. Dobbiamo trasferirci perché mio padre ha trovato un nuovo lavoro e dice che è una buona opportunità. Perderò tutti i miei amici, Monica, il nuoto, la mia maestra, questa casa … Lo so, forse sto esagerando, ma non riesco a sopportare questa situazione; non posso più fingere, non posso apparire qualcuno che non sono cioè una persona felice e tranquilla. Proprio stamattina, affacciata alla finestra, pensavo e ripensavo che ho paura del mio futuro. Il giorno del trasloco si sta avvicinando, ho sempre voglia di piangere, spero che sia tutto un brutto sogno.” Il giorno del trasloco, Elena era molto ansiosa. Quando il papà la chiamò, Elena si lanciò sul suo letto e lo riempì di dolci lacrime; chissà se lo avrebbe rivisto. Guardò per l’ ultima volta le pareti ormai vuote della sua stanza, poi abbassò la testa e usci velocemente senza più girarsi indietro. Il viaggio non fu tanto lungo, ma ad Elena sembrò infinito. Una volta arrivati a destinazione, vide intorno a sè una città completamente diversa da quello che lei immaginava, in questo caso molto più bella. Elena e la sua famiglia arrivano nell’appartamento, molto sfizioso e abbastanza grande. I genitori sembravano soddisfatti, anche Elena lo era. La piccola si fece coraggio, filò nella sua stanza e iniziò a mettere a posto i bagagli, ma quando trovò le foto di lei con la sua migliore amica Monica e con la sua squadra di nuoto, scoppiò in un lungo pianto. La mattina seguente l’aspettava il primo giorno di scuola. Il giorno dopo, a scuola tutti la guardavano o così le sembrava; la sua compagna di banco si chiamava Sofia; bellissima e di poche parole tanto da sembrare davvero antipatica. I primi giorni non furono per niente facili; al nord i ritmi erano molto diversi. Anche il nuovo gruppo di nuoto era diverso: l’allenamento era più pesante e i compagni meno disponibili; e pensate un po’, la più in gamba del gruppo era Sofia, già proprio lei la sua odiosissima compagna di banco. Elena era come bloccata e nemmeno in piscina riusciva a dare il meglio di se. Qualche compagno cattivello la prendeva in giro dicendole che era troppo lenta e che avrebbe fatto meglio a non presentarsi alle gare di qualificazione. Era umiliata, cominciava a sentirsi davvero una lumaca incapace, come se avesse un braccio o una gamba rotti. Aveva deciso, non avrebbe gareggiato; non avrebbe gareggiato mai più. Quello stesso giorno però accadde qualcosa. Elena era sul punto di scivolare a bordo piscina ma qualcuno la sorregge; si trattava di Sofia, che era proprio dietro di lei. Elena era imbarazzatissima, quella ragazza la metteva proprio in soggezione; riuscì a malapena a ringraziarla. Una volta sui trampolini, ad Elena tremavano le gambe e l’altro capo della vasca le sembrava davvero troppo lontano; era sul punto di scendere quando una voce accanto a lei le sussurrò –nuota accanto a me lumachina-, ma in quelle parole non c’era niente di provocatorio, nessun insulto. Girò la testa e vide che Sofia le sorrideva; non l’ aveva mai vista sorridere, era ancora più bella. Per un attimo le ragazzine si guardarono e si strinsero la mano; una strana energia sigillò quel contratto. Elena infilò cuffia e occhialini, al via si tuffò in acqua e cercò di nuotare più veloce che potè. Una volta fuori dall’acqua, l’allenatore le disse che aveva fatto un ottimo tempo; per Elena fu naturale abbracciare Sofia. Improvvisamente tutto le sembrò di nuovo possibile. Tutto stava ritrovando un nuovo ordine. I suoi amici, la sua vecchia casa, i suoi ricordi da bambina sarebbero rimasti con lei per sempre, ma ora sapeva che doveva guardare avanti con coraggio e fiducia; avrebbe amato anche quei posti perché la nostra casa è dove c’è qualcuno pronto a sostenerci e ad amarci.

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