La vecchia quercia – Istituto Comprensivo “Cassano-de Renzio”, Bitonto (Ba) – classe I A (Agata Santopietro)

12 Mar 2016

Come sempre la grande quercia era lì, imperiosa e fiera, dominava la pianura, estendendo lo sguardo oltre l’orizzonte.
Il suo tronco forte e robusto si innalzava nel cielo, oscurandone una parte con la sua ridente chioma.
La vecchia quercia era la memoria di quei luoghi e di quelle terre baciate dal sole. Tanti i bambini che aveva sostenuto tra le sue braccia, che aveva visto crescere e diventare uomini. La sua chioma aveva accolto numerosi giochi, ascoltato racconti, conservato segreti, raccolto risate e pianti.
Ora, con la costruzione delle industrie e la nascita della grande città, la vecchia quercia era rimasta sola, altri i luoghi di divertimento e svago scelti da adulti e bambini. La tristezza prese il suo cuore e nella sua verde chioma spuntò qualche filo di un grigio argenteo.
Gli abitanti del paese si convinsero che la grande quercia fosse malata e che la sua malattia potesse contagiare tutti gli alberi della pianura. Pensarono così di abbatterla.
Un giorno passò di lì un ragazzino, era nuovo del posto e si fermò all’ombra della grande quercia per trovare ristoro. Aprì il suo zainetto e ne estrasse una foto che ritraeva una donna. Il ragazzo baciò la donna in foto, era sua nonna e iniziò a piangere così tanto da addormentarsi.
La grande quercia capì e si commosse tanto. Avrebbe voluto consolare il piccolo, ma come fare?
Toccata nel profondo del cuore, curvò la sua chioma sul ragazzo e lo avvolse, asciugandogli le lacrime.
Quando il ragazzo si svegliò, guardò su e fu colpito da quel fogliame argenteo. Iniziò a toccare delicatamente, quasi accarezzandole, quelle chiazze bigie che gli ricordavano il suo dolore e parlò alla grande e vecchia quercia:
-Tranquilla, non preoccuparti, ora ci sono io qui con te. Non sei più sola. Non andare via anche tu. Io ti farò guarire. Ti curerò.
Restò lì fino a sera e il giorno seguente ritornò in quel luogo a fare compagnia alla grande quercia e a guardare insieme l’orizzonte.
Il ragazzo tornò all’ombra della grande quercia tante volte ancora; lì era libero di parlare e raccontare, si sentiva vicino a sua nonna, mentre la vecchia quercia aveva trovato un amico a cui offrire ristoro e protezione proprio come una nonna sa fare.
La grande quercia non si sentì più sola e le sue foglie tornarono ad essere verdi e ridenti.
Quel luogo tornò a racchiudere la magia di un tempo, fatta di storie, canti, giochi …vita.
Gli abitanti del paese non abbatterono più il vecchio albero che, fiero, è ancora lì che domina la pianura a segnare il tempo che fu e che sarà ancora.

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