L’arcobaleno dell’amicizia – Istituto Comprensivo “Mariano-Fermi”, Andria (BAT) – classe III C (Debora Corcella)

12 Mar 2016

Tutti si chiedono cos’è l’amicizia, ma pochi sanno che l’amicizia è un mix di colori che insieme formano uno splendido arcobaleno colorato.
Io sono Anna e frequento la terza media. All’apparenza sono una ragazzina normale, ma dentro mi sento diversa e questo non l’ha mai capito nessuno … nessuno tranne Meredith. Quando mi guardo allo specchio spesso resto delusa nel vedere la mia immagine riflessa, perché lì dentro non appaio come sono realmente. Dentro mi sento allegra, solare e piena di energia mentre l’immagine che si presenta riflessa nello specchio mostra quello che appaio agli altri … un completo disastro!
Quando Meredith è arrivata nella mia classe quest’anno, ho subito pensato che fosse una come tante, sempre ben vestita, in ordine,che si dava un po’ di arie e che fosse lontana dal mio mondo incantato nel quale mi piace rifugiarmi. Meredith era di una bellezza disarmante, alta, bionda e con due grandi occhioni azzurri che però avevano il “difetto” di non vedere, perché Meredith era cieca dalla nascita e si era trasferita nella nostra città per sottoporsi ad un’operazione molto delicata agli occhi.  Queste furono le parole con cui la prof.ssa di italiano ci presentò la nostra nuova compagna di classe. A quelle parole tutta la classe rimase in silenzio e Lisa (la reginetta  delle oche) guardava la nuova arrivata come un essere inutile e indegno di entrare nel suo “club delle piccole ochette”.
La prof. accompagnò Meredith vicino a me e da quel giorno anch’io avevo una compagna di banco, cosa insolita per me visto che non avevo neanche un’amica. Nei giorni successivi Meredith continuò ad essere la mia compagna di banco ed era sorprendente come una ragazzina non vedente  fosse così in gamba come lei. Studiava su libri diversi dai nostri, ma conosceva tutte le risposte alle domande dei prof. e nonostante il suo “problema” svolgeva sempre il suo dovere.
Fu lei un giorno a rompere il silenzio tra di noi e a chiedermi di accompagnarla in giardino per prendere un po’ d’aria e fare una passeggiata. Meredith si serviva di un bastone per camminare, ma non si sentiva affatto a disagio, anzi camminava fiera e sicura come una persona che ci vedeva benissimo. Ci sedemmo sotto la “mia” grande quercia e mentre i timidi raggi del sole del mattino le illuminavano il volto, Meredith mi disse: «Grazie per avermi portato qui, è davvero molto bello!». «Come fai a sapere che è bello se non puoi vederlo?» le domandai curiosa.
«La mia malattia mi costringe a vivere al buio, ma è proprio il buio che a volte mi permette di vedere cose che nessuno riesce a vedere. Questo posto è bello perché sento il canto degli uccellini, il calore dei raggi del sole e sento te, Anna» mi rispose Meredith. «Ti fanno male i tuoi occhi?» le chiesi un po’ imbarazzata. «No. I miei occhi non mi fanno male, ma mi piacerebbe tanto poter guardare i colori delle cose, chissà come devono essere belli!» mi rispose Meredith con un po’ di tristezza.
A quelle parole rimanemmo in silenzio, un silenzio che però durò poco perché Meredith, come un uragano carico di energia, sorridendomi disse: «Ti va di fare un gioco con me e di insegnarmi a vedere i colori attraverso i tuoi occhi?» «Io? Ma io non ne sono capace! Non sono brava a scuola né brava nello sport e nessuno ha mai desiderato di essere mia amica. Stai chiedendo una cosa troppo grande a un grande disastro come me …» le risposi tutto d’un fiato.
Meredith ignorò la mia risposta e sembrava molto determinata nel farmi cambiare idea così all’improvviso mi disse:«Anche io non ho mai avuto amici, perché molti hanno paura di me e della mia diversità, ma tu hai deciso di portarmi qui nel tuo posto speciale e questo vuol dire che io e te possiamo essere amiche …»
Non avevo mai sentito nessuno rivolgersi a me con delle parole tanto belle e ignoravo come Meredith sapesse della “mia” quercia e del mio posto speciale. Conoscevo quell’angelo biondo da così poco tempo eppure lei, per qualche strano motivo, si fidava di me e io, per la prima volta nella mia vita, mi sentivo coraggiosa e determinata.
La guardai intensamente. Qualcosa dentro di me mi diceva che non potevo e che non dovevo deluderla. Così mi feci coraggio e le dissi:«Non so ancora come, ma ti insegnerò i colori. Ti avverto, però, che non sarà affatto semplice signorinella perché io sono un’insegnante molto esigente!» «Esigente come il prof. di storia?» domandò Meredith divertita «Esigente come il prof. di storia elevato alla massima potenza del prof. di matematica!» le risposi io trattenendo un sorriso che non esitò ad esplodere. Quel giorno grazie a Meredith scoprii la bellezza e la forza di un sorriso condiviso.
Tutti i giorni, dopo la scuola, io e Meredith ci fermavamo sotto quella che ormai era diventata la “nostra” quercia e parlavamo di tutto. Ci raccontavamo i nostri sogni, i nostri  segreti, le nostre esperienze e Meredith mi raccontava della sua grande paura per l’operazione. Mi sentivo così piccola di fronte a lei. Parlare con Meredith faceva più bene a me che a lei, perché non avevo mai conosciuto una persona così tanto speciale.
«Di che colore è la nostra quercia?» mi domandò un giorno all’improvviso. «La nostra quercia è verde …» le risposi. «E com’è il verde?  È bello?» mi domandò Meredith sempre più curiosa. Mi alzai, staccai una foglia dall’albero, poi ne presi un’altra da terra e le posai delicatamente tra le mani di Meredith:«Prendi! Questa foglia è più liscia e più bella perché non è ancora secca mentre questa è più ruvida e si sgretola facilmente. La prima è verde come la speranza di una foglia che non vuole proprio staccarsi dal suo albero, mentre l’altra è marrone perché ormai è caduta giù e non spera più …» «Verde è il prato sulla quale ogni giorno spero di sedermi accanto a te, Anna» mi rispose Meredith lasciandomi senza parole. Mancava ormai poco all’operazione di Meredith, ma ogni giorno continuavamo il nostro gioco e ogni giorno imparavamo cose nuove l’una dall’altra. «Qual è il tuo colore preferito Anna?» mi domandò un giorno Meredith «Il mio colore preferito è il rosso perché è forte come l’amicizia e l’amore. Rosso è il colore del cuore, rosso è la forza che ogni giorno vedo nei tuoi occhioni blu, grandi e sconfinati come il mare …»le risposi mostrandole tutta l’ammirazione che avevo per lei. «Che bello!» esclamò Meredith «Il rosso da ora in poi sarà anche il mio colore preferito, mentre il colore che più detesto è il nero. Nero come il buio che vedo da quando sono nata e nero come Lisa che si crede tanto grande quando in realtà è piccola e fastidiosa come una zanzara» «E come fai a sapere che le zanzare sono nere?»le domandai divertita «Gli insetti non mi sono mai piaciuti, hanno un ronzio fastidioso e tutto ciò che non mi piace è nero!» disse Meredith sorridendo. Meredith aveva la capacità di lasciarmi senza parole. Mi piaceva così tanto stare con lei e ogni volta il tempo in sua compagnia passava troppo presto. Un giorno Meredith mi sembrava pensierosa e così senza esitare le domandai:«Che succede Meredith?» «Domani dovrò ricoverarmi per prepararmi all’operazione. Ho tanta paura Anna!» mi rispose tra le lacrime. «Io sarò qui ad aspettarti amica mia. Non avere paura, ormai siamo in due e noi due insieme siamo una forza!»le dissi cercando di darle coraggio. «Se l’operazione dovesse andare bene, la prima cosa che mi piacerebbe vedere è la nostra amicizia …»disse Meredith lasciandomi senza parole «Mer, tesoro mio, l’amicizia non è una cosa che si può vedere o toccare …»le risposi io. «Anna …» proseguì Meredith «La nostra amicizia è un mix di colori che insieme formano uno splendido arcobaleno colorato ed è proprio questo che voglio vedere, un arcobaleno grande e colorato proprio come il bene che ci unisce …» concluse infine Meredith che ancora una volta era riuscita ad insegnarmi qualcosa.
La pioggia ora sta scendendo più lentamente e mentre ripenso a quanto la mia amicizia con Meredith mi abbia cambiato la vita, lei è in sala operatoria e sta combattendo la sua battaglia più dura,quella contro l’oscurità. La pioggia ha smesso di scendere, le nubi si diradano e il sole ha cominciato a splendere. Dalla finestra della mia camera vedo spuntare un magnifico arcobaleno e sul mio viso ora è comparso un radioso sorriso, perché ho la certezza che un arcobaleno così grande e colorato, come la mia amicizia con Meredith, non può che vincere contro la buia oscurità del nero. Corro da lei in ospedale, ci affacciamo alla finestra e finalmente possiamo ammirare insieme  il “nostro arcobaleno” che regna incontrastato nel cielo azzurro sconfinato.

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