Maria, regina del paese delle Butterflies – Istituto Comprensivo “Verdi-Cafaro”, Andria (BAT) – classe II E

12 Mar 2016

C’era una volta, in una piccola città, una ragazza di nome Maria. Maria frequentava la prima classe di una scuola media e viveva con i nonni poiché la sua mamma e il suo papà erano morti in un incidente quando lei aveva appena due anni. Maria indossava sempre un medaglione d’argento, appartenuto alla sua mamma; all’interno del medaglione era custodito il petalo di una rosa bianca, il fiore simbolo della libertà, ed era incisa la frase “L’amore rende liberi”. I suoi nonni, purtroppo, erano poveri e dunque non potevano permettersi di comprarle vestiti nuovi, giocattoli, cellullari; inoltre, Maria non era molto bella e per queste ragioni tutti i suoi compagni di scuola la prendevano continuamente in giro. Senza amici, Maria passava le giornate nella sua camera a leggere libri. Era quella l’unica cosa che le permetteva di dimenticare la cattiveria dei suoi compagni di scuola e allo stesso tempo di sognare avventure fantastiche, visitare con la mente luoghi sperduti, reali e immaginari. Un giorno, mentre percorreva la strada per raggiungere la scuola, Maria si accorse di essere seguita da alcune sue compagne di classe; fra loro c’era Jessica, la più bella e popolare ragazza della scuola nonché quella che più di ogni altre le dava il tormento. Jessica e le altre finsero di non averla riconosciuta e mantenendosi a una distanza di circa un metro cominciarono a parlare male ad alta voce di lei. Espressero giudizi crudeli sul suo aspetto esteriore e sul suo modo di vestirsi finché Jessica concluse che una persona così non avrebbe mai avuto qualcuno al suo fianco nella vita. Maria esplose in un pianto irrefrenabile e corse via, accompagnata dalle risate di scherno di Jessica e delle altre compagne di scuola. Tornò a casa per cercare il conforto dei suoi nonni e si calmò solo nel pomeriggio. Pochi giorni dopo giunse il compleanno di Maria e suoi nonni non ebbero dubbi su cosa regalarle: un libro. Le comprarono un romanzo d’avventura, intitolato “Il regno delle Butterflies”. Maria fu subito entusiasta del regalo: scartò il pacco, lesse la copertina e iniziò a sfogliarne le pagine. Fu in quel momento che ella scomparve in un bagliore accecante, proprio dinanzi agli sguardi increduli dei suoi nonni che per lo spavento ebbero un lieve malore. Maria si ritrovò, di colpo, in un mondo magico, composto di immensi campi verdi, fiumi limpidi, case di marzapane e un cielo rosa. A un certo punto un canarino viola atterrò proprio sul suo braccio; il canarino era simpatico e chiacchierone e i due fecero subito amicizia; d’altronde Maria non vedeva l’ora di conoscere qualcuno a cui non importasse del suo aspetto esteriore. Ne approfittò per chiedergli dove si trovassero e il canarino le rispose che si trovavano nel paese delle Butterflies, un luogo che prendeva il nome dalle cinque fate degli elementi che là vivevano. Le fate, però, erano state attirate con un inganno nel castello di una strega che grazie a un incantesimo le aveva private dei loro poteri. Da allora erano prigioniere nelle segrete del castello, guardate a vista da un drago cattivo capace di pietrificare chiunque con il solo sguardo. L’unico modo per rompere il maleficio e liberare le fate era creare una pozione magica; in tanti ci avevano provato, ma senza successo, perché l’ingrediente principale della pozione non era ancora stato scoperto. Secondo una leggenda raccontata dagli abitanti del paese delle Butterflies un giorno sarebbe giunta una giovane ragazza che ci sarebbe finalmente riuscita. Maria, un po’ turbata, chiese al canarino se fosse lei la ragazza della leggenda e il canarino le rispose che per scoprirlo dovevano iniziare a raccogliere tutti gli elementi già noti della pozione. Si addentrarono in una foresta e da un albero antico cento anni Maria estrasse la linfa, il primo ingrediente della pozione. Camminarono ancora un po’ e giunsero dinanzi alla fontana che gli abitanti del regno chiamavano “fontana dell’amore”, perché aveva la forma di un cuore, da cui presero dell’acqua. Infine colsero un piccolo ramoscello che sbucava dal terreno: sembrava essere lo stelo di un fiore mai sbocciato ma il canarino le spiegò che era una pianta che cresceva proprio in quel modo. Era l’ultimo degli ingredienti conosciuti. Adesso toccava a Maria. Ella pensò agli ingredienti raccolti e capì: la vita, l’amore e un fiore imprigionato nel suo bocciolo. L’ingrediente mancante era il petalo di rosa bianca che custodiva nel medaglione, ricordo dell’amore dei suoi genitori che le avevano donato la vita e al cui interno era incisa quella frase che solo adesso capiva in tutto il suo senso. Aprì il medaglione, prese il petalo e lo ripose in un calderone insieme agli altri ingredienti. Le bastò pensare di liberare le fate per rompere l’incantesimo e riportare la felicità in tutto il regno. Il canarino raccontò a tutti gli abitanti cosa era successo e Maria fu proclamata regina del paese delle Butterflies. Proprio in quel momento un bagliore accecante la riportò nel mondo reale. Maria corse dai suoi nonni che quasi non la riconobbero perché Maria era diventata bellissima. Il giorno dopo Maria tornò a scuola e tutti i compagni si chiedevano chi fosse quella ragazza bellissima e carismatica. Durante l’intervallo Jessica e le altre ragazze le si avvicinarono per fare amicizia. Le chiesero chi fosse, come si chiamava e da dove aveva comprato quegli abiti stupendi. Maria rispose con sicurezza: «Il mio nome lo sapete già, sono Maria, ma in effetti è come se non mi conosceste. Siete sempre state cattive con me e adesso vorreste la mia amicizia solo perché esteriormente sono diventata bella. In realtà il mio cambiamento non è solo esteriore perché adesso sono anche una persona libera e liberamente sceglierò le mie amicizie, sulla base dei miei sentimenti e non dell’opportunità. Buona giornata”. Le ragazze andarono via, umiliate da quella risposta. Mentre si allontanavano Maria sentì Jessica dire alle altre: “ma chi si crede di essere quella? Una regina?”. Maria sorrise.

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