Tempochefu alla riscossa – Scuola Media “Michelangelo”, Bari – classe II i (Miriam Paglionico)

12 Mar 2016

C’era una volta, in un tempo lontano, una piccola sveglia rotta. Di quelle tonde con in cima due grossi campanelli, somiglianti tanto alle orecchia di un elefante, che emettevano squillanti …. driiiin…..driiiin….driiiiin! Da anni ormai, ogni giorno la sveglia si impegnava a raccontare le sue storie del passato, sempre le stesse. Il suo nome era TEMPOCHEFU. Una brutta mattina, all’alba, si era rotta precipitando da un vecchio comodino impolverato e sgangherato. Il suo assonnato padrone, come sempre, aveva una “fretta del diavolo” e così con un brusco gesto l’aveva buttata giù dal comodino al suo risveglio. Quella caduta aveva fatto precipitare la sveglia in un buco nero e lì un vortice l’aveva risucchiata. Quanta paura ebbe Tempochefu! Quel vortice l’aveva fatta precipitare in una discarica buia, dove erano accatastate tante lancette, ore, orologi, numeri e oggetti vari… tutti malandati. Tutte cose ormai “passate” che erano state lì abbandonate. L’atmosfera era di tristezza assoluta. Tempochefu notò subito un antico giradischi, accanto ad una polverosa macchina da scrivere. Si avvicinò loro e, con voce bassa, domandò: – Anche voi qui? Come mai?- I suoi due compagni di sventura in coro risposero: – Come mai?! Noi tutti, qui, siamo vecchi secondo loro…. secondo gli umani che……corrono, corrono, corrono. Corrono da una parte all’altra senza pause, da una casa ad un ufficio, dalla tranquillità alla frenesia. Sono sempre e solo molto indaffarati! – -Il mio ex padrone non mi è stato mai tranquillamente ad ascoltare! “Devo correre a lavorare” mi ripeteva come un disco rotto – soggiunse esperto e rammaricato il giradischi. – Ormai, ahimè, siamo tutti obsoleti, “passati”. Siamo solo MEMORIE inutili!- la macchina da scrivere subito aggiunse rassegnata. Tempochefu non fece a tempo a rispondere. All’improvviso si levarono delle grida acute, il cielo buio brillò di un oro splendente, la terra si fratturò di mille crepe. Un nuovo vortice soffiò e risucchiò qualunque rottame, oggetto, ricordo ed ingranaggio presente nella discarica. Tempochefu e i suoi compagni furono precipitati in un luogo che a tutti sembrò subito avere qualcosa di familiare. Era quella la “terra dei ricordi”, dove era stato confinato almeno un ricordo della vita precedente di ciascun oggetto, dunque, di ogni abitante del mondo. Qui il cielo non era azzurro, ma colmo di scene inanimate. Ognuna rappresentava di ciascun essere vivente un momento della vita passata. Tempochefu, come tutti gli altri, era triste. Si sentiva davvero sola. Quel luogo era privo di allegria. La gente che abitava il mondo, infatti, l’aveva reso spento perché non ricordava più nulla. Non ricordando, annullava il proprio passato. Tutti gli elementi, appartenenti alla vita precedente, quindi, perdevano colore, calore, vividezza, energia. Più tempo passava e più diventavano deboli. Tempochefu sempre più disorientata notò la presenza di bambole di pezza, di trenini elettrici a pezzi, di orologi a muro, di cavalli a dondolo in legno tarlato. Si avvicinò loro per raccontare ciò che le era accaduto e per essere da loro consolata e incoraggiata. Tutti ascoltarono con attenzione:- … ma io, mentre le forze mi abbandonavano, ogni giorno al mio padrone dicevo “Non buttare TEMPOCHEFU se tu nel Futuro vivere vorrai SICURO”!!! – Sempre più triste aggiunse: – … ma non mi ascoltava. E’ stato tutto inutile. Sono diventata come il NULLA! – Tutti i presenti annuirono e presero ciascuno a raccontare le loro storie. La bambola di pezza disse: -Sapete, anche io sono stata abbandonata. Un bel giorno la mia padroncina mi ha portata in soffitta, mi ha messa in uno scatolone e sono diventata anch’io il NULLA, un oggetto di cui nessuno più si è curato. Come se non fossi mai esistita!! – Le storie degli altri, come per magia, ridiedero a TEMPOCHEFU la volontà di ritornare a far parte del PRESENTE e di combattere contro quegli umani che continuavano a ripetere “TEMPO DA PERDERE NON ABBIAMO, GLI OGGETTI ROTTI NOI BUTTIAMO!” Fu proprio in quel momento che TEMPOCHEFU urlò: – Amici, è giunto il momento della riscossa!!! – E così, in un batter d’occhi, tutti erano disposti in fila indiana. Pronti a marciare. Partirono e lungo la strada attirarono l’attenzione di un vecchio robivecchi ormai disoccupato che, però, continuava a portare con sé i suoi fidati e arrugginiti ferri del mestiere. Affascinato da quegli oggetti, il robivecchi si mise subito all’opera. Aggiustò e riportò a nuova vita quelle antiche e dimenticate meraviglie. La marcia verso l’umano presente riprese. Camminarono a lungo, superando vortici e correnti d’aria contrastanti. Giunti alla meta, ogni oggetto antico ebbe il compito di rendere non funzionante l’oggetto ultramoderno che lo aveva sostituito: le macchine da scrivere i computer; le bambole di pezza le moderne Barbie; i giradischi gli stereo, le cornette telefoniche resero inutilizzabili i superaccessoriati iphone. Esterrefatti e un po’ spaventati da quel che succedeva, gli uomini si fermarono a riflettere sul da farsi. E ricordarono. Ognuno ricordò di avere in soffitta, nel ripostiglio, in un vecchio scatolone, in un cassetto altri utilissimi ed importantissimi oggetti……… vintage! Grazie a TEMPOCHEFU e ai suoi amici, gli umani riacquistarono la memoria e il senso del tempo: impararono a fermarsi e a rivalutare le tracce del passato. Da quel dì non gettarono più gli oggetti “vecchi”, ma si impegnarono a ripararli o a riciclarli. Finì così l’ERA DELL’USA E GETTA. E tutti, uomini ed oggetti, tornarono a vivere felici di essere utili testimonianze del tempo che fu.

Share

redazione

titolo

contenuto pagina

×